Corvaro arrow Valle di Malito
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La Valle di Malito è compresa tra il monte Cava, la montagna "Moglie" e monte Fratto ed il paese di Corvaro adagiato alle falde del colle "Prata".

LA CHIESA DELLA MADONNA DI MALITO
O passeggeri con la mente pia,
quando passate salutate Maria.

Queste  parole, scritte sulla facciata  della chiesa della Madonna di Malito, salutavano - fino a qualche anno fa - tutti coloro che si trovavano a transitare lungo la carrareccia che tagliava la Valle di Malito, su, fino al valico di Torniparte. Nel medioevo, la valle di Malito era un asse viario molto importante, continuamente percorso dagli eserciti che intendevano portare guerra alla vicina città di LAquila o invadere il Regno di Napoli ( in quanto il nostro territorio ne costituiva il confine).
Nel territorio di Corvaro piccole chiese s’incontravano su tutti i sentieri; nel folto dei boschi e nelle radure, in piano e sulle vette dei monti, nelle valli e lungo i torrenti.  Di  tutte, solo una piccola parte di esse è giunta fino a noi, tra le quali la chiesetta della Madonna di Malito .
Malito deriva dall’espressione latina “ Male Itus”, che vuol dire: malcapitato. Era un luogo pericoloso e chi  percorreva quella valle correva il rischio di essere aggredito e addirittura ucciso.
La piccola chiesa di Santa Maria de  Malito  era lì già prima del 1398.
La tradizione vuole che l’immagine della Madonna, conservata tutt’oggi, si trovasse nella grotta di S. Nicola, sul monte Costa. Sia i corvaresi che gli abitanti di S.Stefano volevano trasportare il quadro nel proprio paese e per questo erano continuamente in lotta. Allora l’immagine della Madonna venne caricata su una mula che s’inginocchiò proprio sul luogo dove poi è sorta la chiesa.
La storia, invece, ci dice che la piccola chiesa potrebbe essere sorta prima del 1398 per la cura delle 25 famiglie che dimoravano nel castello di Maleto - rocca ubicata sul monte Frontino - ed era cappella della chiesa di S. Stefano.

Questo perchè la chiesa di Santo Stefano esisteva già dal 1153 ed era prima parrocchiale della zona e addirittura esercitava la cura parrocchiale anche nel territorio di Corvaro.
Nel 1570 S. Maria di Malito era una semplice chiesa rurale e vi si celebrava frequentemente la messa. Ma già pochi anni più tardi la stessa era divenuta ricovero di bestiame e di pastori, e all’interno di essa vi si accendeva addirittura il fuoco. Ed era un’ abitudine talmente frequente che se ne dovette ordinare l’abolizione dell’uso.  E lo stesso vescovo obbligò la popolazione a concorrere al restauro; di fatto fu quindi restaurata per la gran parte con le elemosine del popolo.
Annesso alla piccola chiesa vi era un eremo. Nel 1828 vi abitava un’eremita che si chiamava Bernardino Farinacci, il quale aveva 60 anni.
Il popolo di Corvaro era particolarmente devoto alla chiesa  di S. Maria di Malito. Difatti,  fino a qualche anno fa, ci si recava in processione alla Madonna di Malito tutte le domeniche di maggio e ogni qualvolta si verificavano delle calamità naturali.
Delle chiese rurali ricordate nelle fonti solo S. Maria di Malito  esiste  ancora,  ma la chiesa che vediamo oggi non è esattamente come quella del 1300. Per averne in qualche modo un’ immagine, possiamo dire che essa era rassomigliante a quelle di S.Rocco e di S.Croce, poiché nel Medioevo tale era il modello con cui venivano costruite le chiese.

Testi di Carducci Angela.
Notizie tratte da: Atti del Convegno di Studi Storici, a cura di Giovanni Maceroni.

 

 
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