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Scopo di questa sezione è quello di far rinascere antiche tradizioni corvaresi come : I "Fauni" o u "Cicciu", convinti del fatto che alimentare (anche a scuola) inutili tradizioni importate (halloween e cazzate varie), sia dannoso per la conservazione di un patrimonio culturale molto spesso sottovalutato.
E ben accetto materiale utile allo scopo, da inviarci tramite la sezione contatti.
Tradizione orali sono costituite da quel patrimonio di testimonianze verbali riferite, attraverso cui le società illetterate tramandano il proprio passato. Quindi l'analisi di tali Tradizione rappresenta uno dei mezzi principali per ricostruire la storia delle società prive di scrittura. All'origine della Tradizione vi è un fatto osservato e comunicato dall'osservatore mediante una testimonianza iniziale. Questa è ascoltata da una persona che a sua volta la riferisce ad un'altra, e questa la diffonde raccontandola a una terza, e così via. In questo modo nasce una catena di trasmissione i cui anelli sono costituiti da testimonianze auditive. L'ultimo elemento della catena è la testimonianza finale resa a colui che la fissa per iscritto. Dunque nella Tradizione orale si possono distinguere tre tipi di testimoni: quelli iniziali, i testimoni auricolari che formano gli anelli della catena e i testimoni finali. Nella maggior parte dei casi la testimonianza iniziale sfugge ad ogni possibilità di verifica, dato che le circostanze che hanno agito su di essa sono ignote, e dunque sono ignoti lo scopo del testimone e la funzione che la testimonianza aveva nel momento in cui fu creata. Sulle testimonianze della catena è invece possibile un maggior controllo, perché se ne può verificare il grado di attendibilità. A questo scopo si distinguono le fonti in testimonianze senza finalità storiche (che sembrano le più attendibili in quanto il testimone non ha alcun interesse a mentire), testimonianze con finalità principalmente storiche (che possono essere falsificate) e testimonianze con finalità non principalmente storiche (facilmente falsificabili in quanto solitamente utilizzano le informazioni storiche come precedenti legali a sostegno di un diritto). Le testimonianze storiche rientrano nella Tradizione ufficiale e, proprio per la loro ufficialità, sono meno attendibili delle tradizioni private. D'altra parte esse vengono trasmesse, per la loro importanza, con grande accuratezza (mentre le Tradizione private sono spesso trasmesse senza alcun controllo) e ciò sembrerebbe renderle, per altri aspetti, più attendibili. La testimonianza finale ha caratteristiche peculiari perché è la conseguenza di una nuova situazione sociale che si verifica quando si vuole mettere per iscritto ciò che tradizionalmente non lo è mai stato. L'informatore si trova in una situazione del tutto nuova e spesso teme il giudizio dei suoi compatrioti e le reazioni sfavorevoli dei superiori. La sua reticenza può essere superata solo se i leaders danno il loro assenso alla trascrizione della tradizione. Dunque il ruolo dell'informatore è molto importante: è lui che determina la natura della testimonianza trasmettendola integralmente, eliminandone delle parti o trasformandola con aggiunte personali. Ma la Tradizione orale è soggetta, oltre che alle deformazioni volontarie apportate dall'informatore, a quelle, generalmente inconsapevoli, prodotte dai valori culturali della società. Gli informatori sono impregnati di tali valori e le Tradizione che essi tramandano ne risultano inconsapevolmente plasmate: il passato viene idealizzato, l'interpretazione degli eventi viene adattata ai concetti correnti, il significato storico attribuito agli avvenimenti viene modellato e «deciso» dalla società. La stessa concezione del tempo e la nozione di verità storica alterano e deformano la Tradizione: i popoli illetterati suddividono il tempo in base a criteri ecologici o strutturali. Il tempo ecologico è scandito dal succedersi dei fenomeni naturali (p. es. le stagioni), ha una forma ciclica e una modestissima profondità (in genere non più di un anno). Il calcolo dei periodi di tempo più lunghi di un anno viene fatto in base a un calendario strutturale basato su riferimenti sociali (gli anni di regno, le classi di età, le generazioni di un lignaggio). Ora, il tempo strutturale, che viene utilizzato in rapporto alle Tradizione, altera profondamente la cronologia producendo un effetto di progressivo appiattimento man mano che si risale più addietro nel tempo. Generalmente le società approntano metodi e tecniche specifiche di trasmissione delle testimonianze per preservarle fedelmente; spesso esiste un personale specializzato al quale vengono affidate le Tradizione e che a volte viene istruito in scuole apposite: è il caso degli aztechi, degli incas, delle società dell'Oceania (Hawaii, isole Marchesi, Nuova Zelanda) e dell'Africa (Bono-Mansu, Ruanda). In alcuni casi si sviluppa una specializzazione così raffinata da assegnare diversi tipi di tradizione a personali specifici (nel Ruanda esistevano genealogisti, memorialisti, rapsodi). Esiste dunque un'enorme varietà di Tradizione orali, classificabili secondo diversi criteri (carattere volontario o involontario della testimonianza, significato in essa racchiuso, forma, genere letterario cui appartiene, modo di trasmissione). J. Vansina ha elaborato una classificazione che tiene conto di tutti questi criteri; in base ad essa le Tradizione orali vengono divise in cinque categorie, ulteriormente suddivise in sottocategorie e tipi: formule (espressioni stereotipate di natura didattica o rituale: titoli che designano lo status di una persona, proverbi, indovinelli, formule magiche); poesia (canti e poemi storici, panegirici, inni religiosi); liste di nomi (liste di luoghi, genealogie); racconti (racconti storici, miti, racconti eziologici, racconti estetici); commenti (informazioni esplicative che accompagnano la testimonianza).
Utet : [ PIETRO SCARDUELLI
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