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Proverbi : la saggezza popolare!

Il P. comprende varie forme espressive tradizionali (compresa quella letteraria) che concentrano in una frase memorizzabile, generalmente breve, un principio etico dettato dal buon senso o una norma di vita comunitaria desunta dall’esperienza. La tradizione storica dei P. è dinamica e innovativa in senso sincronico e diacronico sia nelle forme (per i continui passaggi dalla lingua ai dialetti e viceversa) sia nei significati (per lo scambio tra significati letterali e figurati) sia nelle funzioni per il sempre diverso valore contestuale che i P. assumono nel discorso parlato o scritto, tenuto conto che l’oralità ne costituisce l’essenza e ne determina la popolarità anche quando il canale di trasmissione è la scrittura. Di fatto la tradizione scritta è attestata più di quella orale, per l’interesse costante di letterati e filosofi, dall’antichita all’età moderna. Nei primi secoli della letteratura italiana ebbero molta fortuna le serie proverbiali in rima. Nei secc. XVI, XVII e XVIII si registra una ricca serie di collezioni di P., variamente commentati. Dal gusto del popolare, che il romanticismo italiano alimentò in tutte le forme, germogliò la raccolta sistematica dei P. toscani di G. Giusti. In linea con i mutamenti di cultura avvenuti nel corso dell’Ottocento, nella seconda metà del secolo prevalse un interesse più antropologico. Le comparazioni compiute da Pitrè configurano un sistema di conoscenza del mondo popolare attraverso i P., che acquistano così una vasta dimensione conoscitiva, risalendo al mito come loro valvola generativa. Il nesso dei P. e del proverbiare con le situazioni reali della società contadina del Mezzogiorno post-unitario si coglie in opere di libero pensiero che s’inseriscono nella tradizione di studi meridionalistici, e, sul versante più propriamente letterario, nelle opere di Verga. La storicità funzionale dei P. si rileva altrettanto evidente, benché con effetto ideologicamente negativo, in quel filone di ricerche di antropologia fisiologica facente capo a C. Lombroso e che, a prescindere dai pregiudizi razzistici a cui s’ispirò e dai deleteri esiti interpretativi della società contadina a cui pervenne, produsse una ricca documentazione di P. come base di conoscenze dell’indole delle popolazioni locali. Tale intento era coerente con i princìpi della scuola antropologica d’indirizzo lombrosiano e della scuola demologica d’indirizzo pitreiano. Era questo un modo di fare storia regionale delle concezioni impresse nei P.; ma era una storia di evoluzione, più che di situazioni sociali e condizioni di vita e di lavoro.

▪ Proverbi e storia sociale. La storia sociale, riflessa dinamicamente nei P., è quella che più si addice alla ricerca demo-antropologica attuale. Il valore semantico dei contenuti dei P. è preminentemente storico. Il messaggio di sapienza, esperienza, tradizione ecc., che i P. esprimono e proiettano in una dimensione apparentemente atemporale, ritrova nella storia antica e moderna le sue fasi di consumo diversamente graduato nei tempi, nei luoghi, per ceti sociali e livelli di cultura. Questa esigenza potrebbe sembrare in contrasto con la rarità dei P.«storici» in senso stretto, che si riscontra nel repertorio paremiologico di ogni popolazione. Senonché, proprio tenendo presente la storia sociale ed economica (comprese le storie dell’agricoltura, della cultura materiale o del lavoro contadino, dell’alimentazione, della mentalità ecc.), l’adozione dei P., il loro uso nel linguaggio parlato e in quello letterario acquistano la propria specificità. Ciò induce a sostituire alle vecchie categorie classificatorie dei P. adottate dai raccoglitori del secolo scorso, nuove categorie più aperte a recepire l’oscillazione semantica dei P., ai fini di una interpretazione storico-antropologica del loro legame con la vita e il lavoro.

▪ Tipologie. In tale rinnovata prospettiva di storia dei P. calata nella storia economico-sociale delle popolazioni, nonché rintracciata nel movimento delle correnti letterarie d’ispirazione realistica e delle teorie antropologiche più incisive, la tipologia dei P. per categorie si restringe a un fine meramente classificatorio. I P. profetici predicono eventi in base a esperienze o analogie, p. es. «Se son rose fioriranno». I P. meteorologici danno previsioni sul tempo, p. es. «Rosso di sera, / bel tempo si spera». I P. canone stabiliscono, in base alla consuetudine, norme giuridiche e regolano i rapporti fra i membri della comunità, p. es. «Chi rompe paga, i cocci sono suoi». I P. blasone sono detti e motti, di lode o scherno e satira, con cui si delineano i caratteri degli abitanti di un paese o di una regione, p. es. «Romaneschi, non son buoni nè caldi nè freschi» e «Piemontese, falso e cortese». Una forma particolare di P. è il wellerismo (dal dickensiano Weller) che indica una sentenza o un detto attribuiti a personaggi storici o immaginari, con carattere ora solenne ora ironico. Affini ai P. sono i modi di dire, costituiti da frasi usuali che si sono stereotipate, diventando quasi formule, nel linguaggio corrente. Per l’analisi storico-filologica, i P. legati alle attività lavorative vengono raggruppati in P. agricoli, pastorali, marinari, ecc; quelli delle sfere culturali in astronomici, giuridici, medicali e via.
La sinteticità, che è il carattere fondamentale dei P., viene espressa per mezzo di allitterazione, metafora, allegoria, e altre figure retoriche; onde i P. si distinguono in: allitterativi, formati da due parole che cominciano con gli stessi suoni (p. es.: «Salvia salva», «Donna danno», «Sposa spesa»); metaforici o allegorici con doppio significato, reale e traslato (p. es.: «La gatta frettolosa fece i gattini ciechi», «La superbia andò a cavallo e tornò a piedi»); antitetici, formati da una frase divisa in due parti fra loro opposte (p. es.: «Molto fumo, poco arrosto»). I P. epigrammi sono caratterizzati da una speciale forma a battuta, come, p. es. «Amico di ventura,/molto briga e poco dura». La rima, le clausole ritmiche, il dialogo rendono più incisivo il concetto che il P. vuol esprimere, p. es.: «Alle lacrime di un erede, è ben matto chi ci crede». È interessante notare la pluralità dei significati che uno stesso P. può assumere. Vi sono P. a più dimensioni semantiche, una letterale e una traslata, per cui si adattano a più circostanze, come si ha per taluni P. originariamente meteorologici.
Un utile sussidio per seguire le migrazioni e trasformazioni dei P. è la rappresentazione cartografica dei tipi e delle forme in un’area più o meno vasta, comprendente zone omoglotte. Il metodo storico-geografico, che ha dato fecondi risultati nello studio comparativo delle fiabe e delle ballate, può essere utile anche nel campo della paremiologia, come viene accademicamente denominata in Italia la scienza dei P. (dal gr. paroimìa, similitudine). Linguisti e demologi associati hanno di recente proposto una speciale branca (geoparemiologia) per lo studio dei P. in relazione con il territorio, programmando un atlante paremiologico italiano (API) che consenta di delineare le aree di diffusione dei P., le forme dialettali assunte, dismesse o mutate.


Utet : [ GIOVANNI BATTISTA BRONZINI ]
 

 
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